Ru486, la pillola assassina entra legalmente nel nostro Paese

Pubblicato il da A tutta destra

di Azzurra Monaco

È arrivato lo scorso 27 novembre, lo stop definitivo per la commercializzazione del ru486 in Italia. A deciderlo, la commissione d’igiene e sanità del senato. Il ministro del Welfare Sacconi, ha affermato che l’intero procedimento abortivo, se eseguito all’interno di una struttura ospedaliera, non è in contrasto con quanto previsto dall’articolo otto della 194.
E così dopo il via libera dell’AIFA, ottenuto lo scorso febbraio, anche l’ultima speranza che la pillola contragestiva venisse vietata nel nostro paese è ormai svanita. Ridefinita dallo scienziato francese Jerome Le Jeune, un pesticida umano, la pillola sbarca ufficialmente in Italia portando con se una scia di polemiche. Dopo una lunga sperimentazione partita nel 2003, in Piemonte su 400 donne, ora è possibile effettuare l’aborto “fai da te” ingerendo una semplice pastiglia di mifepristone. Si tratta di un potente ormone che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero, provocando prima l’aborto e attraverso le contrazioni l’espulsione del feto.
Tutto questo può avvenire entro il secondo mese di gravidanza, e per chi fosse ancora convinto che quell’embrione sia troppo piccolo per presentare sembianze umane, basti pensare che è possibile sentire già dalla seconda settimana il battito del cuore, le tre parti principali del cervello sono presenti, insieme a nervi del cranio e quelli vertebrali, occhi orecchie e naso cominciano a formarsi, gli arti superiori e inferiori sono abbozzati, apparato digestivo, pancreas e milza sono formati e il cordone ombelicale è completo. Cartilagine e ossa sono in fase di sviluppo così come iniziano a manifestarsi i primi riflessi, e alla fine dell’ottava settimana l’attività delle onde celebrali somiglia a quella di un adulto.
Fino ad oggi la legge 194/1978 sull’autodeterminazione imponeva alle donne di recarsi in una struttura ospedaliera e sottoporsi ad un intervento chirurgico che avrebbe messo fine alla gravidanza indesiderata. In futuro, di questo passo invece, sarà possibile anche aggirare l’ostacolo dell’obiettore di coscienza ed effettuare la pratica tra le mura domestiche, ingerendo una semplice medicinale di banco ed evitando “file, dolori fisici ed inutili umiliazioni”. Tutto ciò porterà inevitabilmente ad una diminuzione degli aborti, quanto meno nelle statistiche ma a crescere invece saranno le vendite del mifepristone. E si perché, la facilita con cui si compie questo gesto può far correre il rischio di sminuire la gravità di un atto come quello dell’aborto. Per quanto le femministe si sforzino di cambiarne il nome, parlando di autodeterminazione, sempre di uccisione si tratta, e non bisogna essere dei fervidi credenti per sostenerlo. Probabilmente non si avranno conti in sospeso con la giustizia, ma con la propria coscienza, ammesso che se ne abbia una, si. Nonostante le controindicazioni e gli effetti collaterali siano tantissimi, la pillola ru486 continua ad essere  indicata, come un metodo veloce ed indolore per mettere fine alla gestazione. L’efficacia del farmaco è stata dimostrata in poco più del 60% dei casi, nel restante 40% la gestazione continua, costringendo la paziente a ricorrere all’intervento chirurgico.
Secondo il giornalista Cesare Cavoni, autore del libro “la storia vera della pillola abortiva ru486” sarebbe in corso una vera e propria strategia, col bene placido dei mass media, che abbia l’intento di farla apparire innocua e di mettere tacere chi denuncia i numerosi decessi di donne che ne hanno fatto uso e che ad oggi ammontano a 16. Inutile poi chiedere all’ ONU d’intervenire perchè un comunicato stampa del 23 giugno 1988, ne dimostra il coinvolgimento nella sperimentazione del prodotto. l ru486 infatti, non nasce come un farmaco abortivo, ma con l’intento di inibire la gravidanza alle donne dei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati. Ma la pillola non ha sempre avuto vita facile. Prodotta da una società controllata dal governo francese, la Russel Uclaf, e dal gruppo tedesco Hoechst, l ru486 inizia a far gola all’allora presidente degli stati uniti Clinton.
La Judicial watch, associazione indipendente americana, ha raccolto in un dossier di 9000 pagine, il braccio di ferro tra gli Stati Uniti e la casa farmaceutica, ostile all’idea di commercializzare il farmaco in America. Infatti Eduard Sakir, presidente della Russel Uclaf, affermò di essere preoccupato per gli effetti collaterali della pillola e per la scarsa sperimentazione a cui era stata sottoposta, tanto da temere un fallimento, qualora si fossero verificati episodi di malformazione del feto in seguito ad abortii falliti come spesso avveniva. Ma non finisce qui, perchè gli intermediari del governo Clinton riuscirono a trovare il modo di aggirare l’ostacolo facendo cedere gratuitamente il brevetto del ru486 al Population Council, associazione “no profit” fondata dal magnate Rockfeller e creata al fine di controllare le nascite, partendo dal presupposto che una crescita zero, avrebbe garantito a lungo andare, il benessere, e un equa ripartizione delle risorse umane come previsto dalle teorie dello studioso Malthus al quale s’ispirava. Ma le ostilità delle case farmaceutiche, continuarono fino a costringerlo a fondarne una propria, la Danco Laboratories, al fine di produrla e commercializzarla.
Il resto della storia e sotto i nostri occhi, e quello che non e stato occultato lo conosciamo tutti. Basti pensare che la Cina, paese non di certo conosciuto come la culla dei diritti umani, dopo averla clonata per iniziarne la sperimentazione, ne ha vietato la vendita a partire dall’ottobre del 2001 a causa degli effetti collaterali e delle grosse percentuali di fallimenti. È di questi giorni la notizia di una proposta di legge, fortemente voluta dal  PDL, che si interroga sulla possibilità di modificare l’articolo uno del codice civile inserendovi all’interno anche il riconoscimento dei diritti di chi ancora non è venuto al mondo. Ma si sa che in politica, parlare di temi relativi all’etica non sempre conviene, perché si rischia di perdere consensi. Bisognerebbe però ricordare a quei medici che praticano l’aborto con tanta facilità, che nel giuramento d’Ippocrate, sia nella versione del 430 a.c., sia in quella aggiornata del 2007, s’impegnavo a perseguire la difesa della vita, e alla donne, che invece di rivendicare il loro diritto all’aborto, dovrebbero combattere perchè venisse riconosciuto loro il diritto inalienabile, ma spesso negato, di diventare madri. Ma questo non sembra più un problema perché da oggi uccidere è possibile, purchè sia il proprio figlio.

 

 

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Marco Aurelio 12/12/2009 12:25


argomento tanto delicato quanto importante,anche perchè spesso dimenticato,relegato a quei problemi di carattere "unicamente femminista" o peggio ancora secondario alle varie manovrette
politico-affaristiche di oggi.Non è così,e complimenti all'autrice per averci ricordato quanto una realtà come quella dell'aborto,sia profondamente contro ogni etica,ogni morale,radicalmente contro
natura,contro l' uomo,il rispetto per la vita e per la morte,non meno importante.Queste "prerogative" sono,ahinoi,tutte figlie di questa nostra realtà profondamente decadente,nella quale la
battaglia per il diritto alla vita diventa pressochè rivoluzionaria.