Il crocefisso? E' il simbolo dell'unità della Patria!

Pubblicato il da A tutta destra

di Ivan Selvini

Nel dibattito sviluppatosi nei giorni immediatamente successivi alla sentenza della Corte dei Diritti Umani di Bruxelles, che sanciva la legittimità della richiesta di rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche, presentata da una cittadina italiana di origine finlandese, non si è tenuto presente, credo più per ignoranza che per distrazione o per semplice dimenticanza, di una considerazione di carattere storico assolutamente fondamentale, una considerazione che potrebbe sgretolare le granitiche certezze di quella consistente porzione di opinione pubblica italiana che, da qualche tempo, ha fatto del laicismo più becero la sua bandiera.

Dunque, parto da un presupposto decisamente elementare: la scuola, per sua definizione, dovrebbe rappresentare il primo centro di formazione delle generazioni più giovani e quindi, in quanto tale, dovrebbe costituire il primo luogo in cui a bambini e ragazzi vengano mostrati e comunicati eventi e principi fondanti e fondamentali della storia della nazione. Ora, è chiaro che per fare sì che i giovani comprendano appieno il valore e l'assoluta importanza della conoscenza dei principi che uniscono l'intero popolo italiano, sia decisamente non trascurabile il discorso che riguarda il ricordo perenne e costante degli ideali che animarono il processo risorgimentale. E quale miglior simbolo dell'Unità se non il Crocifisso? So che la connessione tra i due argomenti potrebbe non apparire chiara, ma basterebbe valutare con maggiore attenzione le tappe della maturazione ideologica di quel periodo per rendersi finalmente conto di come sia impossibile per l'Italia rinunciare ad un simbolo tanto importante per l'unità del suo popolo.

Durante i primissimi anni dell'800 infatti, noi vediamo come i teorizzatori degli ideali risorgimentali abbiano attinto, per dare consistenza e maggior efficacia alla loro azione e per fare sì che la loro predicazione raggiungesse tutti i livelli della società, a tradizioni quanto più familiari per il popolo italiano, che allora non era ancora riconosciuto ufficialmente ma che esisteva ormai da secoli, a principi e valori quanto più vicini al sentimento e alla coscienza della gente comune. Uno di questi elementi era ovviamente rappresentato dalla tradizione cristiano-cattolica.

Tuttavia il discorso concernente il carattere di assoluta centralità di questo principio, non riguardava solo e soltanto la scontata esaltazione dell'importanza dell'esistenza di una tradizione religiosa comune a tutti gli abitanti della Penisola, né la sottolineatura della funzione sociale che l'istituzione ecclesiastica aveva esercitato nel corso dei secoli. La questione riguarda se mai l'accostamento che i teorizzatori dell'ideologia risorgimentale svolgevano tra il simbolo per eccellenza della cristianità con uno degli elementi più importanti della retorica unitaria, ovvero il Cristo e gli eroi nazionali. Partendo dalla constatazione del fatto che durante ogni celebrazione religiosa, dell'epoca ma anche di oggi, il momento più significativo e misticamente più intenso era quello del ricordo del sacrificio compiuto dal Figlio di Dio per la redenzione degli uomini, i primi ideologi del Risorgimento puntarono sull'esaltazione del sacrifico compiuto dai martiri patrioti in favore della causa di unificazione. E siccome il sacrifico del Cristo non aveva solo una funzione salvifica ma anche pedagogica, poiché con questo gesto Egli intendeva mostrare a chi lo avrebbe seguito quale sarebbe stata la strada da percorrere per raggiungere la salvezza, allo stesso modo il sacrificio degli eroi nazionali avrebbe dovuto indicare a tutti gli Italiani la via da intraprendere per giungere al riscatto dell'onore perduto della Patria. Così come il sangue di Cristo lavò l'animo umano dalla macchia del peccato, allo stesso modo il sangue dei martiri italiani avrebbe lavato via l'onta del disonore che la Nazione, durante secoli di guerre fratricide e lotte intestine, aveva accumulato. Infine, come nella storia del Redentore, anche in quella dell'Italia troviamo l'elemento del tradimento: così come senza il tradimento di Giuda non vi sarebbe stato il sacrificio di Cristo, allo stesso modo senza i traditori della Patria, ovvero chi nel corso dei secoli si era venduto allo straniero per ottenere appoggio nella propria lotta contro i fratelli italiani, non vi sarebbe stato il sacrificio degli eroi nazionali per la cancellazione del disonore.

Dunque ogni qual volta noi alziamo gli occhi verso il Crocifisso possiamo non soltanto renderci consapevoli dello sconfinato amore di Dio disposto a sacrificare il suo Figlio Unigenito per la salvezza delle sue creature, ma possiamo anche ricordare chi, come Cristo, si dimostrò disposto a sacrificare la propria vita per amore e, nel caso dei martiri nazionali, per amore della Patria e dei suoi figli. Un simbolo quindi, il Crocifisso, utile a ricordare la sofferenza, il dolore ma anche l'orgoglio e l'immenso amore propri di chi, per gli altri, fu disposto a dare la vita. E quale miglior luogo per ricordare costantemente lo sconfinato valore del sacrificio compiuto dai Padri della Patria se non la scuola?

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Dario Gagliano 12/08/2009 04:58


Il crocifisso è simbolo della nostra storia, della nostra identità, della nostra cultura, e della nostra fede.

Va assolutamente difesa con tutti i mezzi possibili.