Fini, Casini, Pisanu (per ora non c'è il Pd): nasce l'alleanza per difendere gli immigrati

Pubblicato il da A tutta destra

(ASCA) - Roma, 7 dic - Un presidente della Camera che proviene dal Movimento Sociale Italiano come il cofondatore del Pdl Gianfranco Fini; un 'uomo d'ordine' democristiano che in passato e' stato ministro dell'Interno come Giuseppe Pisanu; insieme al leader Udc Pier Ferdinando Casini, che oggi minaccia di ''disconoscere'' chi lo definisca ''di centro'': e' un parterre inusuale quello che si e' ritrovato presso la Comunita' di Capodarco di don Vinicio Albanesi, parroco da sempre 'di frontiera', abituato ad affrontare temi scomodi come la disabilita', l'emarginazione, il disagio sociale, per discutere di ''Accoglienza, integrazione, diritto di cittadinanza'', moderato dal giornalista dell'Espresso Marco Damilano. Ai tre leader politici, don Albanesi ha proposto di sottoscrivere un patto - subito battezzato 'Patto di Capodarco' - proprio sulla questione dell'immigrazione. Un tema, questo, oggi nuovamente al centro del dibattito politico dopo il violento attacco della Padania e della Lega Nord contro l'arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi.

''Il patto che vi propongo - ha detto Albanesi in apertura del dibattito - e' di abbandonare i temi legati alla piccola politica e di guardare al paese e a quanti hanno problemi e necessita'''. Quello dell'immigrazione, aggiunge, ''non e' un tema emergenziale ma strutturale'', che chiede al Paese un ''salto di qualita', superando la contrapposizione tra diritti e doveri in un humus generale di accoglienza''; un tema che, soprattutto, deve essere ''sdoganato'', senza continuare ad essere considerato appannaggio di ''piccoli pezzi della societa' o gruppi''. Non a caso, il sacerdote ha sottolineato di rivolgersi a un uomo della maggioranza (Pisanu), a un uomo delle opposizioni (Casini) e a un uomo delle istituzioni (Fini).

Mancava il Pd, e al suo arrivo Casini ha voluto scherzare su questa assenza: ''Faccio io le veci del Pd, cosi' gli chiarisco anche le idee, che le ha un po' confuse''. Anche il presidente della Camera Fini ha sottolineato che il valore dell'incontro, che gia' raccoglieva persone provenienti da storie politiche ben diverse, sarebbe risultato ancora accresciuto dalla presenza di esponenti di ''culture'' diverse.
I tre leader, pur con diversi toni, hanno subito raccolto l'invito di don Albanesi. ''Dobbiamo incominciare a ragionare per unire, perche' ho paura di una politica che esaspera le paure e instilla veleni. Compito della politica e' di guidare il Paese, senza sollecitare le paure di fronte all'immigrazione'', ha detto Casini. Per il ledaer Udc e' necessario pensare alla cittadinanza come al processo di ''maturazione'' del senso di ''appartenenza morale'' alla ''comunita''' italiana da parte degli stranieri che vivono nel nostro Paese. ''Agli immigrati - gli ha fatto eco Pisanu - dobbiamo offrire un patto basato sulla reciprocita', perche' c'e' un comune interesse dell'immigrato e della societa' ad andare d'accordo'', ''senza pretendere che rinuncino alla loro identita' sociale e religiosa ma pretendendo che rispettino la nostra identita', ordinamenti e cultura''.

Per Fini il 'Patto' e' una buona idea, purche', ha precisato, esso riguardi ''tutti quegli italiani che si trovano ai margini o in difficolta''' e non solo gli stranieri. ''Il concetto di integrazione o piena cittadinanza - ha spiegato - e' relativo certamente agli stranieri ma non deve essere limitato ad essi, perche' l'alternativa semantica alla parola integrazione e' emarginazione''. Anche nel centro destra, su questo punto, e' necessario imparare a ''guardare oltre la punta del proprio naso perche' su certe sfide le vecchie etichettature centro-sinistra-destra sono superate''.

Un 'Patto' da sottoscrivere, quindi, per Fini, ma con la sfida di mettere a tema il ''dovere della politica di mettere tutti in condizioni di piena cittadinanza, sia gli italiani, sempre piu' divisi tra chi ha e che non ha, sia gli stranieri''. Sullo sfondo del dibattito, le varie proposte sul tavolo in merito ai diritti di cittadinanza degli stranieri: il ddl Sarubbi-Granata che propone di introdurre anche da noi lo 'ius soli', invece dello 'ius sanguinis', come criterio per essere italiani, oppure la proposta del ministro Sacconi di una cittadinanza a punti: proposte che raccolgono l'assenso o i distinguo dei tre leader, ma con un denominatore comune: che l'immigrazione e', per motivi storici e demografici, uno delle questioni cruciali per lo sviluppo del Paese e di tutta l'Europa, una sfida che la politica non puo' piu' eludere ma e' chiamata ad affrontare con responsabilita' e senza inseguire le paure della gente.

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