Viterbo: aggressione fascista al Poggino, assolto il giovane imputato di Fiamma Tricolore

Pubblicato il da A tutta destra

VITERBO - Aggressione fascista al Poggino, assolto Andrea Riccardi perché il fatto non sussiste. Finisce così la vicenda giudiziaria del giovane militante di Fiamma Tricolore, accusato di lesioni aggravate dopo che sul luogo della violenza fu trovato un mazzo di chiavi poi risultato appartenere a lui. E proprio sulla proprietà di quel mazzo di chiavi in tutte le passate udienze fino a quella finale di ieri mattina, davanti al giudice Salvatore Fanti, si erano scontrati la pubblica accusa, rappresentata in aula da Roberto Migno, e l’avvocato della difesa, Remigio Sicilia.

Le accuse contro Riccardi facevano riferimento a fatti avvenuti sotto il cavalcavia della superstrada Viterbo-Orte, nella zona industriale di Viterbo, verso le 21.30 dell’8 dicembre 2006. Due attivisti della Sinistra giovanile che stavano affiggendo manifesti sulla Finanziaria, furono aggrediti a calci, pugni e cinghiate da un gruppo di estrema destra. Uno dei due aggrediti riuscì a fuggire e a chiedere aiuto mentre l’altro subì i colpi del gruppo. “Mi hanno buttato a terra - aveva raccontato la vittima nell’udienza del 3 ottobre scorso - e mi sono protetto con le mani. Non potevo alzarmi, altrimenti mi avrebbero colpito alla testa ancora più violentemente”. All’ospedale fu medicato con quattro punti di sutura alla testa.

Unico imputato Andrea Riccardi, che però aveva sempre affermato di non aver partecipato all’agguato. Ma a portarlo sul banco degli imputati quel mazzo di chiavi, trovato sul posto il giorno dopo l’aggressione. La tesi della difesa è sempre stata ferma sull’innocenza dell’imputato. “Quelle chiavi – ha affermato l’avvocato Sicilia - non sono state trovate sul posto nell’immediatezza dei fatti bensì il giorno dopo e a trovarle è stata proprio la vittima. E comunque - ha aggiunto il difensore - aprono solo il portone condominiale e non dell’abitazione di Riccardi”. Ieri il giudice Fanti ha ritenuto insufficienti le prove a carico dell’imputato, assolvendolo perché il fatto non sussiste.

(fonte:http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=11985-autrice articolo:Sabrina Mechella)
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