Sulla Sindone le indicazioni sulla sepoltura di Cristo. Un libro innesca la polemica.

Pubblicato il da A tutta destra

Roma, 21 nov. (Ign-Adnkronos) - Sulla Sacra Sindone ci sarebbero incise alcune parole, scritte in differenti lingue, vergate nel I secolo da un funzionario addetto alla sepoltura dei condannati a morte a Gerusalemme. E' quello che sostiene la scrittrice viterbese Barbara Frale che, nel suo nuovo libro 'La Sindone di Gesù nazareno', ha interpretato un'iscrizione presente sul sudario che, secondo la tradizione, avvolse il corpo di Cristo dopo la crocifissione: "In base ai confronti svolti, oggi sono convinta che le tracce di scrittura identificate sul lino della Sindone possano appartenere ad un testo derivato direttamente o indirettamente dai documenti originati fatti produrre per la sepoltura di Yeshua ben Yosef Nazarani, più noto come Gesù di Nazareth detto il Cristo".
Secondo la Frale la dicitura nelle tre lingue latino, greco e ebraico "Gesù Nazareno deposto sul far della sera, a morte, perché trovato" (colpevole, ndr) non è sicuramente da attribuire a un falsario: "Questo truffatore - spiega la scrittrice - avrebbe dovuto inventare un sistema complicato per lasciare sul telo certe tracce che sarebbero divenute visibili ai posteri solo tanti secoli dopo, con l’invenzione della fotografia".

 

Ma, secondo quanto riporta oggi l'Avvenire, dal Vaticano non arrivano commenti positivi. Monsignor Giuseppe Ghiberti, vicepresidente del Comitato per l’ostensione della Sindone, si dice "molto stupito". Intanto, spiega, perché "prima di tutto bisogna leggere l’opera. Sono stato di fronte alla Sindone ore e ore e mai ho avuto sentore di nulla del genere. E nemmeno l’hanno avuto professori competenti in elaborazione di immagini". Riguardo le scritte in più lingue, aggiunge: "L’unico precedente che può dare peso a questa ipotesi è il titolo della croce di Gesù, che era in più lingue". Ma la tesi non lo convince: "Quando non si conoscono bene gli argomenti altrui, si preferisce sospendere il giudizio. Ma tutto questo non mi convince".

 

Gli fa eco, riporta ancora il quotidiano dei vescovi, Luciano Canfora, docente di Filologia greca e latina all’università di Bari: "Secondo me Barbara Frale si è avventurata in qualcosa di molto insidioso, e la ricchezza di particolari nascosti nelle fibre di lino fa pensare a una vera falsificazione". Secondo lo studioso due elementi, la ricchezza di dettagli e il poliglottismo della scritta decifrata, renderebbero errata l'ipotesi della scrittrice.

 

Se Franco Cardini, medievalista e docente all’università di Firenze, difende invece Barbara Frale dicendo di "ritenere gli indizi che lei individua troppo coerenti per poterli considerare frutto del caso", si dice scettico Bruno Barberis, direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino: "Il nodo è che queste scritte sono tutt’altro che confermate. Non è mai stato fatto un rilievo fotografico che dia risposte definitive se sulla Sindone ci siano delle scritte. Del resto in molti vi hanno rinvenuto tantissime parole: sembra più un’enciclopedia che un sudario". E quindi, conclude, servirà "stabilire se queste scritte (indicate dalla Frale, ndr) esistono. Che poi si giunga a conclusioni del genere della Frale, mi sembra fantascienza e fantastoria".

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