Processo breve, oggi il Decreto Legge approda al Senato.

Pubblicato il da A tutta destra

Roma, 24 nov. - (Adnkronos) - "Dobbiamo tenere basso il livello dello scontro. Eliminarlo è auspicabile ma non sempre possibile". Così il vice presidente del Csm Nicola Mancino, parlando alla platea dei 230 capi degli uffici requirenti italiani a palazzo dei Marescialli per un confronto sull'impatto del ddl sul processo breve "C'è bisogno di dialogo - ha detto Mancino - qualcuno parla di confronto: perché si abbia c'è bisogno che qualcuno possa parlare e qualcuno ascolti. Il confronto - ha aggiunto Mancino, alla presenza del guardasigilli Angelino Alfano - sia solo se vi sono proposte precise".
Dal canto nostro, ha poi sottolineato Mancino, "valuteremo le proposte di riforma con animo sereno, sgombri da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione in negativo". E ha garantito "ampia assicurazione" al ministro della Giustizia. "Siamo alla vigilia di decisioni preannunciate da parte del governo - ha proseguito - in attesa di conoscere le riforme, il loro impatto sulla Costituzione e l'ordinamento". Il numero due di Palazzo dei Marescialli ha spiegato che il paese "ha bisogno di percepire che chi ha il dovere di presentarsi davanti al corpo elettorale ha il diritto di proporre e decidere senza minacciare o intimidire". Da parte del Csm "non c'è nessuno spirito di rivendicazione - ha csottolineato - siamo un organo di rango costituzionale che non dipende da nessuno, in un impianto che vede al centro Parlamento e governo". "Il Csm non è l'attaccapanni di tutte le doglianze e se qualcosa non va non bisogna prendersela sempre con il Consiglio", ha detto ancora Mancino nel corso dell'incontro con i 230 capi degli uffici requirenti italiani riuniti a palazzo dei Marescialli. Ma "i pareri del Csm sulle norme sono essenziali". "Tra le proposte di legge e l'assegnazione delle medesime a un ramo del parlamento c'è un momento essenziale", che è appunto quello dei pareri sulle riforme.

 

Poi lancia l'allarme: "Vi è una grossa preoccupazione poiché nonostante lo sforzo del governo e provvedimenti di trasferimento di pm, molti uffici di procura restano scoperti". Gli uffici requirenti "rischiano di restare vuoti soprattutto nelle zone più nevralgiche, quali Sicilia e Calabria dove vi è una criminalità organizzata". "Se non è possibile tornare all'antico - ha proseguito Mancino riferendosi alla norma che vieta ai giovani magistrati di svolgere funzioni monocratiche - bisogna però fare qualcosa perché queste scoperture sono indicative di un disagio e di omessa giustizia, non per colpa della Procure ma per la carenza di organici".

 

Un appello "a tutte le parti in causa affinché abbassino i toni, la conflittualità, ed assumano atteggiamenti responsabili con proposte costruttive" arriva anche dal presidente del Senato Renato Schifani a margine di un convegno sulla Rai presso la biblioteca Spadolini del Senato. Schifani, che non è voluto entrare nel merito del provvedimento, ha ricordato che "toccare la giustizia significa toccare gli interessi dei cittadini, le loro sensibilità, il loro diritto ad aspirare ad una giustizia serena, pacata che non litighi al proprio interno ed esamini gli elementi di colpevolezza del cittadino in un clima e in un'aula tranquilla dove ci sia effettiva parità tra accusa e difesa".

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