Potere e parolacce, quando la politica è "uncorrect"

Pubblicato il da ansa/associate

di Giuliana Palieri

(ANSA) ROMA - Si arricchisce il dizionario del 'politically uncorrect' e impallidiscono, al confronto, le 'bischerate' di fanfaniana memoria. Oggi Gianfranco Fini per sintonizzarsi con i giovanissimi immigrati dell'associazione 'Nessun paese e' lontanò, ha fatto ricorso alla classica parolaccia per definire chi considera 'diversi' gli extracomunitari che studiano e lavorano nel nostro paese: 'chi discrimina e' 'stronzo'', ha detto. Esplosione di risate dai giovani che hanno così dimostrato di essere già ben integrati; un sobbalzo sulla sedia, forse, per alcune orecchie istituzionali non avvezze ad un linguaggio così sciolto.

Di certo, però la politica non è nuova alle cosiddette parolacce, anzi, si può dire che ormai le ha sdoganate tutte. Ed è stato proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a dare legittimità politica all'espressione 'coglioni', quando in occasione della campagna elettorale per le politiche del 2006 (quando poi vinse Prodi) intervenendo alla Confcommercio, suscito più sorpresa che ilarità con la sua uscita ("ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possano essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse"). Un bel salto, per il Cavaliere che fino ad allora non era andato oltre l'esclamazione 'cribbio', per manifestare uno stato d'animo oltremodo alterato. Di sicuro quando l'irritazione supera il livello di guardia tutto può succedere, anche che un sacerdote, sia pure laico come Gianni Baget Bozzo sfiori la bestemmia. E' capitato nel lontano '98, quando ad un consiglio nazionale di Forza Italia, nella foga dell'intervento il consigliere di Berlusconi, per dare più forza al suo ragionamento se ne uscì con un 'perdio' ("dobbiamo reagire e combattere, soprattutto in periferia, perdio"). L'approdo in Parlamento di nuove personalità espressione più della società civile che della politica di professione, ha contribuito a 'istituzionalizzare' alcuni 'insulti'. Così resta negli annali il battibecco tra Alessandra Mussolini e Vladimir Luxuria, a suon di 'fascista' e 'frocio' .

Nella gara (poco nobile, in verità) si è inserito più volte il leghista Roberto Calderoli che in varie occasioni ha fatto ricorso, nelle sue argomentazioni politiche, al termine 'culattoni'. Con volontà più insultanti che esplicative, l'attuale ministro della Semplificazione, l'ha utilizzato ad esempio in occasione dell'acceso dibattito sui Pacs. Ma non lo ha disdegnato in altre occasioni, anche lo stesso Umberto Bossi che peraltro è l'alfiere del nuovo corso linguistico: come dimenticare il suo storico grido di battaglia: 'la Lega ce l'ha durò. Ormai dunque i 'coglioni' hanno libero corso nell'agone politico: così ne ha fatto ricorso di recente anche l'ex presidente del Senato Franco Marini ("gli elettori popolari mica sono dei coglioni), al quale ha fatto eco Piero Fassino che non ha voluto essere da meno (gli elettori si incazzano quando pensano che non li stiamo rappresentando bene"). Talvolta è capitato che il temine colorito sia dal sen fuggito e diffuso al pubblico da un microfono indiscreto, come capitò a Lamberto Dini, presidente del consiglio (nell'ottobre '95), che durante il dibattito in aula sulla mozione di sfiducia, spazientito dalla maratona oratoria dell'opposizione esclamò 'basta, cazzo'. Ma anche l'imperturbabile Romano Prodi, nella sue veste di premier, ebbe modo di sibilare in piena aula un 'vaffanculo' all'indirizzo di un parlamentare azzurro.

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