Storace e la libertà di opinione

Pubblicato il da A tutta destra


Sono indignato. Spero di non ricevere un’altra querela, ma sono davvero indignato. Questa mattina, presso il tribunale di Roma, un magistrato ha deciso di mandare alla Corte Costituzionale gli atti legati all’insindacabilità decisa dal Senato nei miei confronti per una querela mossa dal pubblico ministero Henry Woodcock. E’ una vicenda che si protrae dal 2006… a proposito di lungaggini giudiziarie. In quell’anno, a elezioni politiche svolte, esplode il caso Sottile, legato alla “retata” che coinvolse Vittorio Emanuele di Savoia. Eravamo in un fine settimana di luglio, a Camere chiuse (dettaglio importante). Mi telefona il cronista di Repubblica nelle ore successive agli arresti e mi chiede un’opinione. Immagino di essere stato interpellato perché parlamentare, altrimenti il cronista non mi avrebbe telefonato. Dico la mia opinione, certamente dura, sulle accuse a Sottile e denuncio il sospetto di una manovra contro Alleanza nazionale. Le stesse cose le dice l’onorevole Fini, all’epoca segretario di An e di cui Sottile era portavoce. Fatto sta che Sottile, tempo dopo, verrà prosciolto dalla curiosa accusa di concussione sessuale, che era l’oggetto dell’intervista. Woodcock, offeso, mi querela e querela anche Fini ed altri esponenti di An. Poi, “salva” Fini perché dice di rinunciare all’allora lodo Alfano. Ma è un’altra storia… Davanti al Senato rivendico il diritto a esprimere un’opinione su una vicenda che poi confermerà in sede giudiziaria che Sottile non doveva essere perseguito per la sua vita privata. Il Senato – di cui non sono più componente, nel frattempo – mi “assolve”. Palazzo Madama rivendica cioè il diritto ad esprimere un’opinione, che poi è il fondamento dell’immunità parlamentare, almeno di quella che è rimasta dopo Tangentopoli. Ebbene, il pm non ci sta e chiede al giudice di sollevare conflitto di poteri di fronte alla Corte Costituzionale. Che, ci scommetto, dichiarerà che invece il processo si deve fare. E perché? La motivazione la potremo trovare nella posizione contraria della sinistra al Senato, quando si è trattato di decidere la mia insindacabilità: non aver presentato, prima dell’intervista, un’interrogazione che dicesse le stesse cose dichiarate a Repubblica. E nel fine settimana dove la dovevo presentare, di grazia? Ci sarebbe da ridere, eppure è la giustizia italiana, è la politica italiana. Poi dice che Berlusconi ha torto…
(fonte: Storace.it)
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