Fondi Forza Nuova sul vaccino "anti suina"

Pubblicato il da Gianpaolo Costa

Dall’epoca della pandemia influenzale del 1918-’20, che colpì un miliardo di persone causando oltre 50 milioni di vittime in tutto il mondo, vi sono state altre importanti pandemie influenzali: ricordiamo l’asiatica del 1957, la Hong-Kong del 1968, la sovietica del 1977 e la cinese del 1987, quest’ultima sviluppatasi in Europa durante le vacanze natalizie, costringendo milioni di persone a letto.
Premesso che il virus dell’influenza presenta mutevoli aspetti morfologici che, ogni anno, lo rendono diverso da quello dell’anno precedente, c’è da sottolineare che in quasi un secolo di storia della medicina è molto cambiato l’approccio terapeutico verso tale patologia virale sia in termini di cura che di prevenzione. Innanzitutto c’è da ribadire che lo spaventoso esito della pandemia di “Spagnola” del 1918-’20 fu anche soprattutto da mettere in relazione alle insufficienti condizioni igienico-sanitarie dell’Europa di quell’epoca, che usciva da un lungo conflitto mondiale che aveva provocato morti, carestie, dissesti economico-sociali, un gran numero di feriti e mutilati con difese immunitarie già compromesse. Inoltre le cure erano in quel tempo assolutamente empiriche e non prevedevano, in caso di complicanze bronco-polmonari, l’ausilio degli antibiotici, che ancora non erano stati scoperti. 
C’è ancora da ricordare che l’esercito austro-ungarico ebbe quasi il triplo di  morti rispetto al nostro esercito e questo, secondo gli esperti che hanno studiato il caso “a posteriori”, solo perche i nostri soldati consumavano una quantità maggiore di frutta e verdura. Quindi, sia pure quel virus influenzale avesse particolari caratteristiche di virulenza e di facile trasmissibilità, è indubbio che trovò un terreno fertile allo sviluppo della più grave e rapida pandemia del XX secolo. Ma le condizioni igieniche migliorate, l’uso ormai comune di antibiotici per controllare le complicanze, la possibilità di introdurre sia con la dieta che con supplementazioni farmacologiche di antiossidanti, vitamine e stimolatori del sistema immunitario, hanno di  molto migliorato la prognosi dei pazienti colpiti dalle successive pandemie influenzali. Attualmente le forme influenzali che ogni inverno colpiscono la nostra popolazione sono per lo più con sintomi controllabili dai comuni farmaci sintomatici e le complicanze contenute in limiti più che accettabili. La vaccinazione contro le forme continuamente cangianti del virus influenzale è consigliata solo per alcune categorie a rischio: pazienti affetti da gravi cardiopatie e malattie respiratorie, negli anziani affetti da malattie cronico degenerative come il diabete, l’ipertensione arteriosa, malattie cardio-vascolari, insufficienza renale cronica. Una parte, comunque, molto limitata della popolazione a cui, peraltro, viene consigliato il vaccino e non imposto. Questo perchè si sa, “a priori”, che tale vaccinazione copre solo parzialmente e non è efficace su nuovi ceppi virali che eventualmente si affaccino all’ultimo momento. Infatti, la preparazione dei vaccini da parte delle case farmaceutiche necessita di un ragionevole tempo di sperimentazioni che precedono di alcuni mesi l’arrivo sui banchi delle farmacie.
I vaccini devono essere testati e deve essere provata l’assenza di tossicità e la loro effettiva efficacia. E per questi due aspetti i dati in nostro possesso sono comunque non molto incoraggianti. Nei vaccini comunemente utilizzati vi sono degli “ingredienti” che spesso sono molto pericolosi per il nostro organismo.  Segnaliamo, per esempio, il “thimerosal”, un conservante che contiene piccole quantità di mercurio, sostanza altamente tossica per la quale non esiste un livello minimo di sicurezza; il potassio-allume o idrossido di alluminio, che è un adiuvante immunologico cioè aumenta la risposta immunitaria alla vaccinazione, che può però causare reazioni allergiche, anafilassi, infiammazioni croniche; lo squalene, un olio naturale presente soprattutto nel fegato degli squali, che se introdotto nel nostro organismo per via parenterale non viene riconosciuto dal sistema immunitario che produce una reazione anticorpale sia contro lo squalene esogeno sia nei confronti dello squalene normalmente presente nel nostro SNC, causando gravi danni, come evidenziato dalla Sindrome della Guerra del Golfo, che ha colpito i militari americani che hanno partecipato alla prima campagna militare contro l’Iraq di Saddam Hussein e che sono stati massicciamente vaccinati contro l’antrace; questi militari solo a distanza di alcuni anni hanno evidenziato un complesso ed importante corredo sintomatologico che è stato fatto risalire proprio a quella improvvida vaccinazione, peraltro contro un pericolo non reale. Ecco, proprio questa esperienza delle truppe statunitensi nel Golfo Persico deve far riflettere al giorno d’oggi alla luce di questo clima di terrore sanitario che negli ultimi mesi è stato fatto diffondere in tutto il mondo. Si aspetta con procurata ansia una “spaventosa” pandemia influenzale, la cosidetta influenza “suina”, che nell’autunno appena iniziato falcidierà la popolazione mondiale. L’OMS ha alzato il livello di attenzione al massimo possibile, il “6″, inducendo i governi di gran parte del mondo, con gli USA e l’Europa in testa, a richiedere alle case farmaceutiche produttrici di tale vaccino, quasi 5.000 milioni di dosi, per un giro d’affari spaventosamente alto (solo gli USA spenderanno 7 miliardi di dollari!). Anche in Italia ci si appresta ad assistere supinamente ad una vaccinazione di massa che coinvolgerà gran parte della popolazione, dai due anni di età in su. Non più solo i soggetti a rischio, come nelle precedenti campagnie di prevenzione, ma addirittura la popolazione giovane e sana che potrà sviluppare, in conseguenza della somministrazione di vaccini poco e frettolosamente sperimentati, contenenti “ingredienti” poco utili ed anzi in alcuni casi davvero dannosi per il nostro organismo come abbiamo visto, sindromi complesse ed invalidanti come nel caso della Sindrome della Guerra del Golfo, per l’individuazione e caratterizzazione della quale ci sono voluti molti anni e che ha, purtroppo, creato una generazione di invalidi e di malati “iatrogeni”. Crediamo che sia necessaria, quindi, una maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica per una giusta valutazione tra i rischi connessi ad una comune influenza causata, sicuramente, da un “super virus” che assembla in sè i caratteri dell’influenza umana, di quella aviaria e di quella suina. 
Pur nutrendo dubbi sacrosanti che un tale virus possa esistere spontaneamente in natura, pur considerando l’estrema variabilità del virus influenzale, crediamo che la popolazione sana, e specie i giovani, abbiano sicuramente molte frecce al loro arco per combattere le insidie di tale pandemia. Ad esempio mantenere in buona salute il sistema immunitario riducendo il consumo di zuccheri e di alcolici; ridurre o eliminare il fumo, principale responsabile dell’inattivazione delle IgA, i primi anticorpi che agiscono già al livello delle mucose; fare esercizio fisico e combattere in tutti i modi la sedentarietà ed il sovrappeso; lavarsi spesso le mani con un normale sapone, un gesto scontato ma spesso non effettuato, specie dai più piccoli, perchè non ricordato da genitori ed insegnanti; mantenere un buon livello di vitamina “D”, una delle vitamine liposolubili che devono continuamente essere somministrate al nostro organismo, poichè non è possibile il loro deposito, attraverso il consumo di  latte, burro, uova, salmone, tonno, aringhe, sgombro, sardine, funghi; dormire in buona quantità e qualità, non meno di 8 ore al dì; gestire il quotidiano stress psico-fisico per evitare che prenda il sopravvento e causi anch’esso un indebolimento del sistema imunitario; assumere “Omega 3″ in buona quantità, specie attraverso il consumo di diverse varietà di pesce, oli di  origine vegetale, noci e legumi. Non vogliamo credere che dietro tutto questo clima di apprensione mondiale ci sia solo un mero tentativo di speculazione economica, ma al tempo stesso non vogliamo che la nostra gioventù, sottoposta troppo frettolosamente ad una vaccinazione di massa nei confronti di un pericolo non reale, sia esposta a conseguenze ancora più gravi rispetto alla possibilità di contrarre l’attuale cosiddetta influenza “suina”.




del Dott. Gianpaolo Costa
Responsabile cittadino di Forza Nuova Fondi (da "Lenola.it")

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post