CISGIORDANIA: GLI EBREI POSSONO UCCIDERE I NON EBREI CHE MINACCIANO ISRAELE

Pubblicato il da Antonio Torre

Solo poche settimane dopo l’arresto del presunto terrorista ebreo, Yaakov Teitel, un rabbino della Cisgiordania ha pubblicato lunedì un libro che dà agli ebrei il permesso di uccidere i non ebrei che minacciano Israele....
Il rabbino Yitzhak Shapiro, che dirige la Yeshiva[2] Od Yosef Chai della colonia di Yitzhar, ha scritto nel suo libro “The King’s Torah” [La Torah del Re] che possono essere uccisi anche i neonati e i bambini, se costituiscono una minaccia per la nazione.
Shapiro basa la maggior parte dei propri insegnamenti su dei passaggi citati dalla Bibbia, a cui aggiunge le proprie opinioni e convinzioni. “E' permesso uccidere i Giusti tra le Nazioni[3] anche se essi non sono responsabili della situazione di minaccia”, ha scritto, aggiungendo: “Se noi uccidiamo un non ebreo che ha peccato o che ha violato uno dei sette comandamenti[4] – perché teniamo ai comandamenti – non c’è niente di sbagliato nell’omicidio”.
Diversi importanti rabbini, inclusi il rabbino Yithak Ginzburg e il rabbino Yaacov Yosef, hanno raccomandato il libro ai propri studenti e ai propri seguaci.
COMMENTO DI MICHAEL HOFFMAN[5]

I sionisti odiano la Bibbia (Sola Scriptura) quando non è interpolata dalle tradizioni dei loro “saggi”. Essi incolpano la Bibbia in base a quello che viene insegnato dal Talmud Babilonese. E’ il caso di questo servizio su un ulteriore rabbino che fornisce la giustificazione teologica per lo sterminio dei civili non ebrei, come quello che abbiamo visto attuato a Gaza dal Dicembre del 2008 al Gennaio del 2009.
COMMENTO DI ANDREA CARANCINI

Quando il rabbino Shapiro dice che è permesso uccidere un non ebreo “che ha violato uno dei sette comandamenti” (noachidi) intende dire, a quanto pare, che se un non ebreo viola il divieto di “idolatria” (primo dei “sette comandamenti") è, almeno in teoria, reo di morte anche se fosse un “Giusto tra le Nazioni”: anche se avesse salvato la vita a centinaia di ebrei, come nel caso di Oskar Schindler[6]. Per Shapiro, infatti, professare la religione cristiana è il classico caso di idolatria. Un’opinione isolata? Non proprio. Se infatti digitiamo il sito (
Cliccando QUI) , e scarichiamo il numero 54 della rivista omonima, troviamo il seguente, interessante, articolo: “PARLARE CHIARO PER CAPIRSI MEGLIO”. In esso, apprendiamo ad esempio che nel Dizionario di usi e leggende ebraiche pubblicato a suo tempo da Laterza[7] si può leggere che: “se i gentili trasgrediscono queste leggi [noachidi] potrebbero in teoria essere puniti con la pena di morte”; che “la deificazione di Gesù viene considerata dagli ebrei come idolatria”; e che “Maimonide affermava esplicitamente che la divinizzazione di Gesù era idolatria”. Del resto, lo stesso rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni conviene, come riferito nello stesso articolo, che “se si dovesse applicare alla lettera il sistema delle leggi Noachidi, si dovrebbe fare di tutto perché i Noachidi le osservino, anche per ciò che riguarda il divieto dei culti estranei”. Ma chi è oggi che osserva, tra i non ebrei, queste leggi? La risposta la troviamo nel Book of Constitutions dei massoni: “A Mason is obliged by his tenure to observe the moral law as a true Noachites” [Un massone è obbligato dal suo ruolo a osservare la legge morale come un vero noachide].[8] Ecco chi finisce per corrispondere all’identikit rabbinico del “gentile” che non è reo di morte: il massone.

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