Berlusconi-Fini: gelo e tensione, toni accesi, forti divergenze.

Pubblicato il da A tutta destra

(da "Ultimenotizie.tv"): Gelo e tensione, toni accesi, forti divergenze. Berlusconi e Fini, dopo due ore di colloquio a Montecitorio, hanno guerreggiato con le espressioni verbali, ma, sulla giustizia, si sono messi d’accordo su poco. L’unica intesa riguarda il processo breve, ovvero la garanzia di tempi certi nei dibattimenti. Invece, saltano le altre proposte, che premevano al premier. Niente prescrizione breve e nessun emendamento sui processi tributari per favorire, attraverso la Finanziaria, la Mondadori a causa di un contenzioso con l’Agenzia delle entrate (tuttavia a Palazzo Madama una norma non sarebbe del tutto accantonata). L’unica novità emersa è relativa all’immunità parlamentare che, dopo essere stata abolita, potrebbe essere reimpiegata. Fini avverte che «l’immunità non deve essere impunità». In ogni caso, sottolinea, che c’è un’anomalia: al Parlamento europeo gli eurodeputati sono protetti da immunità, nel parlamento nazionale, onorevoli e senatori, non hanno alcuna protezione. Di conseguenza, «non deve destare scandalo» discutere di questa «opportunità». Fini una cosa l’ha ottenuta: Berlusconi metterà più soldi, in Finanziaria, a favore del settore giustizia.

Il Cavaliere dopo questo faccia a faccia, è rientrato, in tutta fretta, ad Arcore, cancellando l’impegno al salone del «Ciclo e motociclo», a Milano, dove avrebbe tagliato il nastro inaugurale. Un passo avanti, avrebbe commentato il presidente, senza aggiungere altro. Ma è saltato anche il vertice a tre (Berlusconi-Bossi-Fini) slittato alla prossima settimana, quando avrebbe dovuto avere luogo oggi. Ci sono diversi aspetti da esaminare. Tante cose da mettere a fuoco. Al termine dell’incontro di ieri, Gianfranco Fini ha chiamato al telefono Pier Ferdinando Casini, leader Udc. Un esponente centrista, Michele Vietti, ha detto di volerci vedere chiaro, «non diamo deleghe in bianco». Il disaccordo nella maggioranza, è tanta manna per l’opposizione. «L’ipotesi di prescrizione breve», accusa Anna Finocchiaro, Pd, «era inaccettabile, sarebbe stata un’amnistia, anche se nessuno lo diceva». Bersani: «Se vogliamo migliorare il servizio, siamo qua a dire sì. Se vogliamo cancellare qualche processo in corso, siamo qua a dire no». Secondo Fini, questa proposta, è stata «considerata da Berlusconi e da me come impraticabile».

Nei prossimi giorni sarà presentata, probabilmente, in Senato, un ddl sulla «celebrazione dei processi» per garantire tempi «più brevi per i cittadini incensurati». L’accordo raggiunto tra Berlusconi e Fini prevede che il processo penale non deve durare più di 6 anni, in linea con le linee del Consiglio d’Europa, ovvero non deve superare i 2 anni in primo grado, due anni in Appello e due anni in Cassazione. Altro punto, riguarda una norma transitoria per applicare la prescrizione anche ai processi in corso, ma limitatamente a quelli pendenti in primo grado. In questo modo, i processi che interessano Berlusconi (diritti Mediaset, Mills), ne beneficeranno. Ma senza prescrizione breve, il premier rischia nuovi guai, in caso di apertura di nuove inchieste. E a Milano è in dirittura d’arrivo l’indagine su Mediatrade. di Fabrizio Rizzi – Il Messaggero

Prescrizione. Quando trascorre un determinato periodo di tempo il reato cade in prescrizione, cioè si estingue, (art. 157 del codice penale). I termini di prescrizione variano a seconda della pena massima. Ma i reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo, come la strage, sono imprescrittibili. L’ipotesi di cui si è parlato in questi giorni, chiamata ”prescrizione processuale”, sarebbe una nuova norma che dovrebbe essere proposta in Parlamento con tutta probabilità al Senato e non dal governo, vista la smentita del ministro Alfano. La bozza prevede una durata massima di 6 anni dei processi, due anni per grado.

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